Recensione
“La Repubblica delle stragi impunite”
Lo scorso gennaio è stato pubblicato “La Repubblica delle stragi impunite”, di F. Imposimato (Ed. Newton Compton). Un libro utile perchè - sia pure in termini “altamente probabilistici” - riesce ad offrire importanti elementi di analisi sulle responsabilità delle stragi e del terrorismo che hanno insanguinato per decenni il nostro Paese.
Il magistrato autore del libro riconosce con onestà intellettuale alcuni suoi errori del passato e individua in maniera abbastanza chiara la struttura stragista e terrorista in Italia e in Europa, collegandosi a un filone che ha prodotto testi interessanti. Senza trarne però alcuna conclusione politica.
Secondo Imposimato il blocco della strategia della tensione e del terrore è composto da una serie di forze: CIA e altri servizi segreti militari statunitensi, fascisti, repubblichini, destra democristiana, gerarchie ecclesiastiche, massoneria, servizi segreti italiani alle dipendenze USA, componenti delle forze armate, apparati delle forze “dell’ordine”, organizzazioni criminali e mafiose.
Il ruolo centrale è svolto da Gladio (Stay Behind italiana, composta da militari e civili) e dai Nuclei di Difesa dello Stato (o Legioni) come sua articolazione. Dai processi è emerso che parallelamente a questi apparati ne esistevano altri sotto il controllo di potenti personaggi per creare destabilizzazione e gestire operazioni terroristiche (“Io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti l’Anello”, affermò Licio Gelli)”.
Le dimensioni effettive di Gladio risultano molto più ampie di quelle svelate. Risultano evidenti i travasi e l’osmosi fra i vari gruppi, non solo difensivi, ma offensivi e strutturati a più livelli, interni e esterni ai servizi.
Il ruolo di coordinamento interno, di collante secondo Imposimato è svolto dalla Loggia P2, una sorta di “governo invisibile” direttamente collegato agli USA. Dal testo emerge inoltre un’ampia copertura delle attività criminali da parte di settori della magistratura e giornalisti.
Nell’analisi di Imposimato i terroristi fascisti non sono una componente esterna o semplici manovali, bensì elementi organici, spesso agenti di Gladio e dei servizi.
Questa vasta alleanza fu stabilita durante la seconda guerra mondiale sotto la direzione dell’imperialismo USA, in funzione anticomunista. Il controllo della Oss-CIA sulle formazioni di destra nasceva da una rete di spionaggio anticomunista operante nella Repubblica Sociale Italiana, in particolar modo nel Veneto e in Emilia Romagna, che i nordamericani riuscirono a convertire quasi completamente. Anche la X Mas fornì numerosi elementi.
Per comprendere questa infame strategia è utile risalire al discorso di Truman sulla guerra fredda (1947). Una volta resa impossibile dall’atomica sovietica la guerra nucleare, gli USA cambiarono linea. Il conflitto si spostò sulla guerra “non ortodossa” e “a bassa intensità”. Un ruolo importante nella controrivoluzione l’ebbe la direttiva Westmoreland del 1963 per “fermare il comunismo ad ogni costo”.
Dunque fu messo in piedi un network organizzato, coordinato a livello internazionale dall’imperialismo USA nelle sue varie articolazioni: Pentagono, Dipartimento di Stato e ambasciate, CIA, NATO, Gruppo Bilderberg, etc. Da questa catena di comando e controllo ha preso ordini ed è stata gestita la rete Stay Behind, attiva in almeno 20 paesi. Si tratta della “piramide superiore” di cui parlava la commissione Anselmi, senza peraltro identificarla con l’atlantismo, le sue strutture e le sue esigenze.
Gladio in particolare agiva sotto la direzione e il coordinamento del "Comitato pianificazione clandestina" e della sua emanazione il "Comitato alleato clandestino" (ACC) situati nel quartier generale della NATO (“SHAPE”) in Belgio, come suoi organismi. Le basi NATO-USA sono state il centro di organizzazione, direzione e copertura dell’attività stragista.
Del tutto fuorviante politicamente e profondamente immorale, dunque, parlare di “apparati deviati”. In realtà le strutture implicate nelle stragi e nella strategia della tensione costituiscono il nocciolo duro dello stato borghese, i suoi apparati speciali. Le loro attività criminali non sono “degenerazioni”, bensì il compito specifico di determinate strutture inserite nelle istituzioni statali e organicamente connesse a centrali estere. Da queste caratteristiche è dipesa la sostanziale impunità di tutte le stragi commesse in Italia.
Alla domanda “si trattava di una rete armata clandestina contro una potenziale avanzata delle forze comuniste, oppure erano delle cellule terroristiche?” la risposta giusta è: tutt'e due!
Il terrorismo e stragi sono stati il proseguimento della politica imperialista con altri mezzi, parte di un disegno più vasto contro il comunismo, tutt’altro che concluso, come riconosce il giudice Imposimato.
Dalla ricostruzione dell’autore emerge in tutta la sua gravità il problema della sovranità limitata a cui è sottoposto il nostro paese. Ricordiamo le parole di Winston Churchill al delegato del papa Pio XII nel novembre del 1945: "L'unica cosa che mancherà all'Italia è una totale libertà politica".
Alla luce del libro-inchiesta di Imposimato non è difficile rispondere ad un altro quesito: “come mai si è concentrata in Italia una maggiore attività stragista rispetto altri paesi europei?”.
Perché l’Italia è stata il paese di frontiera con il blocco dell’est; perché vedeva la presenza di un movimento operaio organizzato e combattivo; perché era la pedina fondamentale per consolidare il blocco anticomunista; perché è tuttora un paese fondamentale per il rapporto Usa-Europa ed ha una “posizione geografica cardine”.
La strategia in cui si sono inserite le stragi e il terrorismo è sempre stata (ed è) la stessa: impedire a tutti i costi la rivoluzione proletaria, bloccare sviluppi politici e sociali a favore della classe operaia, contrastare lo spostamento a sinistra dell’asse politico e ostacolare progetti politici divergenti dalle strategie atlantiche; mantenere l’egemonia USA in Europa, controllando le strutture decisive dello Stato.
Il terrorismo ha avuto (ed ha) in questo senso funzioni specifiche: creare insicurezza e allarme sociale, promuovere svolte a destra e spinte conservatrici e reazionarie, impedire l’esercizio delle libertà politiche, menomare e limitare la sovranità popolare, creare presupposti per colpi di stato, mantenere al potere determinati gruppi dominanti. In sintesi: destabilizzare per stabilizzare.
Oggi gli obiettivi delle strutture terroriste e stragiste, ancora in grado di operare (non a caso Imposimato si pone interrogativi rispetto la strage di Brindisi), potrebbero essere altri: rafforzare lo stato autoritario e repressivo, favorire la nascita di una Repubblica presidenziale, portando a compimento l’involuzione reazionaria avviata col “Piano di Rinascita Democratica”.
Il libro potrebbe anche essere letto come un monito che certi ambienti vogliono dare sul rischio che si profili una nuova strategia della tensione, che ricalcherebbe il modus operandi del passato. In definitiva Imposimato stimola i lettori a porsi sempre alcuni semplici interrogativi: a chi giovano il terrorismo e le stragi? quale politica favoriscono? quali obiettivi e finalità perseguono o contrastano? chi copre la matrice politica degli attentati? Quali depistaggi vengono messi in atto? quali falsi colpevoli vengono dati in pasto all’opinione pubblica?
Molte domande sono ancora senza risposta sulle stragi. I nomi dei responsabili, ad esempio. L’ex magistrato antimafia Grasso appena eletto presidente del Senato ha auspicato che venga istituita una nuova commissione d’inchiesta sulle stragi irrisolte del nostro paese. La precedente rimase attiva 13 anni e non riuscì nemmeno a produrre un documento conclusivo. Per cominciare ad indagare a fondo deve essere rimosso il segreto di Stato, si devono aprire tutti gli archivi e rendere pubblici i protocolli e gli accordi segreti NATO. La completa verità è indispensabile!
Nemecsek
Da “Teoria e Prassi” n.25 – Luglio 2013
(vedi i dettagli del libro nella sezione “Libreria – consigliati”)